Perché sempre Milano?

Ma perché sempre Milano? La domanda del mio entourage è frequente e legittima devo riconoscerlo. Non sono italiano di nascita, le mie radici non sono milanesi, neanche della Lombardia, solo del nord, tra Liguria e Veneto, circondo più o meno la terra lombarda, direi… 

L’unico ricordo milanese della mia infanzia fu una maglia nerazzurra dell’Inter. Un regalo di mia nonna, quando avevo 5 anni. Poco, un dettaglio, un caso, il destino?

Allora, perché solo Milano? Non ho una risposta logica. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Posso solo spiegare come e quando mi sono innamorato di questa città. Non perché.

Come tutti o quasi tutti i turisti, in Italia, ho scoperto la bellissima Roma poi Bologna, Parma, Firenze…

E poi, un giorno è nata l’occasione di andare a Milano città dalla reputazione contrastata: il rumore, la nebbia , la gente… Vai a Napoli, Venezia, Genova, Palermo, Bari… Certo, sarebbe bene ma tra date di vacanze, meteo e anche prezzi (si’, si’), tutto era in linea. Cinque giorni nell’aprile 2015 con mia mamma (una vera « mamma italiana », come la sua). 

Subito, mi ero sentito bene (credo anche lei visto il suo sorriso), ma non come in altri luoghi. Ero al posto mio. Il caffè a Bianco latte ancora con le valigie, il primo cibo, una pizza al piccolo bistro Norin, nel quartiere della stazione centrale. Niente di speciale, ma ho ancora i ricordi, come se fosse ieri. 

E poi, la visita tradizionale : il Duomo, il Castello Sforzesco con il suo parco Sempione, Brera, la Scala, San Siro (con una partita dell’Inter, ovviamente), Porta Nuova… Tra ricchezza storica e modernità. E i giardini Montanelli, porta Venezia. Non so perché ma è subito diventato il nostro parco familiare. Quante ore a chiacchierare di tutto, di niente. 

Un primo soggiorno e poi un secondo e poi un terzo. Per due anni, abbiamo scoperto questa meravigliosa città e anche la sua regione vicina da Bergamo a Pavia. Tra le nostre difficoltà, una respirazione.

E poi, e poi, un giorno di marzo del 2017, il tempo si è fermato. Per sempre.

In questo inferno, ho trovato conforto solo a Milano, una nuova casa, con una dolce malinconia, una tristezza diventata col tempo speranza. Ho trascorso vacanze e molti weekend (grazie all’aeroporto di Bordeaux e Easyjet per i voli quotidiani o quasi) ad andare da solo in giro nella città e nella regione. Como, Cremona, Brescia, Bergamo che bellezza… 

Una follia. Sicuramente, ma il legame tra me e te, cara Milano, è diventato vitale, come se fossi milanese, anche se non parlo bene l’italiano e non capisco il tuo dialetto (veramente strano). Ma sei una città di migranti. Il 30% dei Milanesi è nata Milano (conosco pochi F205, una in realtà alla fine. E credo che lei sia orgogliosa), questa piccola città, che cambia, con un grande cuore per accogliere e risplendere di nuovo come una metropolita mondiale al livello della sua storia. Una rinascita. Milano è la capitale economica e della moda dell’Italia ma è sempre più internazionale, città di sviluppo e apertura, soprattutto dal… 2015 e l’expo universale. Non rappresenta l’imagine perfetta del Bel paese e degli italiani. Ma anche questo paradosso mi piace. I sentimenti sono discreti ma sinceri e veri. La sento cosi’. Due temperamenti durante la stessa giornata, il freddo della nebbia e la luce della notte. Come me, che cambio faccia con un Negroni. Forse due.

« La vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci somigliano », ha scritto Stendhal, grande innamorato dell’Italia. Lo scrittore francese ha registrato sulla sua tomba, Arrigo Bayle, milanese ; lui Henri Bayle, di Grenoble. I suoi scritti hanno nutrito il mio appetito culturale che cresceva (e che crescerà ancora), con il Palazzo Reale, Le Gallerie d’Italia, la pinacoteca di Brera, l’Ambrosiana, la Scala ma anche il Forum di Assago e San Siro… Mostre, Concerti, Opere… E il Capodanno 2018. E il Capodanno 2019. E questa maratona nell’ aprile 2019 (la mia prima, senza vera preparazione) con la partenza dal… giardino Montanelli. Pazzo, lo so. Orgoglioso, certo. Un’altro mondo. Un’altra vita. Una rinascita. La mia. 

Il 8 marzo, due settimane dopo la mia ultima visita, la Lombardia era diventata zona rossa a causa del coronavirus. Non ho dormito quella notte, per seguire le notizie, la conferenza stampa di Giuseppe Conte… Una paura irrazionale. Un volo per Lione mi aspettava alle 7.00 del mattino poi un giro in macchina per Saint-Etienne. La domenica fu difficile : lavorare ma anche prendere notizie e inviare messaggi… Un’ansia per i miei carissimi e per tutti i milanesi, i bergamaschi, i lombardi, i italiani in generale. I giorni seguenti, pensavo solo di venire per affrontare questa battaglia insieme… Ma la mia vera vita è distante a 760km, e soprattutto ero in una migliore situazione di sicurezza, mi ha detto e ripetuto il mio migliore amico (che non ti conosce). Anche il mio direttore (un’amico), senza proibirmelo, mi ha consigliato di cancellare la mia settimana prevista e già prenotata a metà marzo. I voli cancellati hanno facilitato la decisione.

Oggi, anch’io sono in quarantena. Sono distante ma unito col pensiero e la speranza di rivedere le tue stelle.

La bellezza è soggettiva, ma qui ho guardato per Pasqua, il concerto d’Andrea Bocelli, solo, piazza Duomo, non può essere (almeno un po’) infatuato della tua meraviglia. Io, lo sono da 5 anni (auguri). Solo. Già. E per sempre. 

Allora, perché solo Milano? Invece, perché no? 

Cedric C., milanese (di cuore), 13 aprile 2020.

Nuit blanche et alerte rouge

« La vraie patrie est celle où l’on rencontre le plus de gens qui vous ressemblent. »

Aujourd’hui, je comprends réellement cette phrase de Stendhal.

Cette nuit, je n’ai pas trouvé le sommeil. J’avais pourtant un avion matinal et la fatigue présente, pressante même, depuis le milieu d’après-midi. Mais mon esprit s’est focalisé en début de soirée, alors que j’étais dans le tram, sur cette alerte venue d’Italie et cette situation anxiogène particulièrement en Lombardie. Des rumeurs avant l’officialisation au milieu de la nuit. J’étais accaparé par les nouvelles. TV, internet, réseaux sociaux, malgré mes tentatives de distraction, je ne parvenais pas à décrocher plus de dix minutes. Mon esprit était vampirisé par cette zone rouge. Une panique irrationnelle. Ce n’est qu’une mesure de protection. Surtout, je ne suis pas né en Italie. Je ne vis pas à Milan. J’y séjourne juste avec un plaisir aussi souvent que mon emploi du temps me le permet.

Mes origines sont du Nord de l’Italie. Ce sang de mes ancêtres qui coule dans mes veines et qui irrigue mon cœur.

J’avais peur pour toi. J’avais peur pour elle. J’avais peur pour vous. J’avais peur pour eux.

Ce matin, mes pensées ne te quittaient toujours pas. Mon cerveau en quarantaine. Alors, j’ai posé ces quelques mots en attendant le décollage. Ironie, je me rapproche de cette zone désormais interdite.

J’avais besoin de l’écrire, de l’extérioriser, pour tenter d’avancer dans cette journée sans être rivé sur les bilans. Nuit blanche, zone rouge. Les couleurs de Milan…

Avant de vous retrouver en pleine forme très vite, amours, amis, connaissances, inconnus, je vous souhaite le meilleur, d’être courageux, d’être forts, d’être responsables, d’être fiers : de Milan ghe n’è domà vun.

Mon syndrome de Stendhal

Ne jamais banaliser l’extraordinaire. Et ne jamais se contenter de l’ordinaire. Cette dualité m’a porté sur un fil jusqu’à ce 13 février. Énième séjour à Milan. Je ne les compte plus. Pas parce que c’est devenu normal, banal. Plutôt parce que je ne considère plus ces respirations milanaises comme des vacances, plutôt comme une partie de ma vie. Une autre vie, même. De l’extraordinaire dans l’ordinaire. Revenons à ce doux jeudi hivernal baigné par le soleil (car Milan n’est pas toujours dans le brouillard). Caffè devant le Bosco Verticale, lecture au Parco Sempione, déjeuner agréable avec une milanaise, découverte de l’Università cattolica del sacro cuore, recueillement à la basilica Sant’Ambrigio, passage par la piazza Duomo, mostra alla gallerie d’Italia, l’opera Romeo et Juliette au teatro alla Scala et Brera de nuit en rentrant.

Une journée intense, heureuse. Pourtant, je n’arrivais pas à trouver le sommeil. Le lendemain matin j’ai dû m’y résoudre, je souffre du syndrome de Stendhal.

“J’étais arrivé à ce point d’émotion où se rencontrent les sensations célestes données par les Beaux Arts et les sentiments passionnés. En sortant de la Scala, j’avais un battement de cœur, la vie était épuisée chez moi, je marchais avec la crainte de tomber.“

Citation issue de Rome, Naples, Florence, avec une mise à jour personnelle.

La frontière entre bonheur et malheur est parfois fine, poreuse. Elle est surtout personnelle. Objectivement, j’ai tout pour être heureux. Le temps passe, les blessures cicatrisent. Seulement, deux personnes le savent, depuis le début de l’année, je suis sur un fil. Les alertes sont toujours plus fortes. Pour la première fois, j’ai peur pour moi.  Je pondère chaque décision, m’économise à chaque occasion. Je me sens affaibli au moment où je devrais tout croquer et en profiter. Pourquoi maintenant? Fatigue physique? Usure mentale? Un contrecoup de trois années à lutter ? Je cherche la raison, envisage les conséquences. Je suis arrivé sans m’en rendre compte jusqu’à une situation inespérée à mon âge, qui faisait rêver l’adolescent qui lisait les journaux dans le coin du tabac-presse de sa mère. Une situation désormais à risque.

Je ne vois pas le bouton pause, conscient que la vie ne nous attend pas. Perfectionniste, j’ai appris que personne n’était irremplaçable. Alors, je ne sais pas, je ne sais plus. Prendre le risque de perdre ce confort de vie pour ne pas tomber? Continuer à avancer au risque de tout perdre? Ou juste succomber à ce syndrome de Stendhal et accepter une autre vie ?

Une matinée d’août à Brera

Encore et toujours Stendhal, fidèle compagnon de voyage et d’inspiration.

Je ne saurai mieux expliquer mon attachement irrationnel à ce coin de terre. A part les dates qui nous séparent, tout y est. La ville a changé, les Navigli ont perdu de leur magnificence, la modernité s’est invitée entre des lieux historiques prisés par les touristes de masse – dont je fais partie. J’aurais aimé y vivre au 19e siècle, mais elle demeure la plus belle à mes yeux. La beauté est subjective, comme les sentiments. A quoi bon lutter, s’expliquer avec les comptables du rationnel au lieu de juste en profiter?

J’avais mis ce livre, la vie de Henry Brulard, dans un coin de mon sac et volontairement gardé la lecture du dernier chapitre pour ce séjour censé clore le mois d’août et davantage encore. Un moyen de tourner la page, pensais-je. Un échec tant ce moment reste pesant dans un coin de ma tête.

Lorsqu’on s’est arrêté à l’orto botanico, à l’arrière de la pinoteca, pour l’une de nos matinées de lecture après le caffè à Princi, je n’ai pas pu m’empêcher de me perdre dans ton regard et voyager dans le passé à défaut d’être prêt à affronter l’avenir. Et puis tout s’est entremêlé, les choix, le libre-arbitre, le destin, l’ambition, la raison, la folie et même les regrets, pourtant chassés de mes idées depuis plus de deux ans.
J’ai lu la dernière phrase, fermé le livre, me suis dirigé et figé vers ce puits que j’ai visualisé sans fond. Tu m’as suivi, sans rien dire, posant juste ta main gauche sur mon épaule droite. Le temps s’est figé. Mon cœur s’est arrêté. C’était il y a deux mois et demi. Déjà. J’y repense souvent.

En ce jour où ma vie prend un tournant décisif et m’éloigne vraiment de cette douce folie que j’ai rêvée perenne, je ne peux que te dire merci. Et pas seulement parce que tu étais là, dans cette ville et que nos âmes se sont croisées, mais parce que, même à 768 km, tu as contribué à ma guérison. Le temps a refermé la cicatrice mais elle sera toujours présente, faisant partie de mon futur, comme nos souvenirs.

Souvent, et particulièrement aujourd’hui, je repense à cette matinée ensoleillée et me récite la conclusion, comme un épitaphe : « On gâte des sentiments si tendres à les raconter en détail. » Alors je vais me taire, les garder, les cajoler. E baciarti con tutto il mio cuore.

La tête dans tes nuages

Je sais maintenant pourquoi j’aime autant prendre l’avion. A chaque fois que je traverse les nuages, j’ai l’impression de me rapprocher de toi, en quête d’un irrationnel espoir de te voir, te parler, t’embrasser. Juste un instant à nous, le temps en suspension, le cœur en lévitation, avant d’atterrir en ce bas monde…

Auguri réussi avant le derby pour les 1nter1st1

 

111 ans. Le compte n’est pas rond, mais cet anniversaire correspond bien à l’Internazionale Milano : la « pazza Inter ».

111 ans, fêtés le 9 mars exactement. Le lendemain, la réception de la SPAL, un dimanche après-midi printanier, n’était pas le plus beau paquet cadeau. Une équipe qui ne fait pas rêver mais qui est souvent difficile à manoeuvrer avec ses trois défenseurs centraux. Elle a par exemple gagné à l’Olimpico contre la Roma à l’automne.

Plus de 60 000 tifosi avaient garni San Siro pour cette rencontre, la seconde « Inter club » de la saison, où tous les clubs de supporters sont conviés (avec des réductions).

Une belle affluence et une chaude ambiance avec une chorégraphie organisée pour vêtir tout le stade de nerazzurro avant le coup d’envoi. Et un code sur les réseaux sociaux 1NTER1ST1 : Un hashtag ingénieux.

Le premier public d’Italie était encore une fois au rendez-vous, malgré une période compliquée sur le terrain et en coulisse. Trois matches sans victoire (à l’extérieur, toutes compétitions confondues), une troisième place lâchée au cousin milaniste et le psychodrame Icardi sans solution. 28 jours sans le numéro 9 avec chaque matin dans les journaux, chaque soir à la télévision un nouvel épisode. Un tweet, un post Instagram, un commentaire de Wanda, femme et agent de l’ex capitaine interiste, une réaction de Beppe Marotta, nouvel administrateur délégué du club. Tout est romancé, extrapolé.

Icardi pas à la fête

Avant la rencontre, Marotta a poursuivi l’apaisement : « Il y a un grand optimisme, maintenant le bon sens de tout le monde est nécessaire. » Icardi, muet la veille alors que la plupart de ses partenaires ont souhaité un joyeux anniversaire au club sur les réseaux, n’est pas venu. Contre le Rapid et la Sampdoria, il était en tribune avec son épouse. « Je ne dirai rien. Vous faites vos histoires, la réalité est autre », a lâché Spalletti à l’issue de la partie. 

Huit jours et trois matches à San Siro pour sortir de la grisaille et rêver à une fin de saison ensoleillée. Ce dimanche, l’Inter avait une partie importante, bloquée entre l’aller et le retour du 8e de finale d’Europa League. Jeudi, il faudrait gagner à domicile (0-0 à l’aller) face à l’Eintracht Francfort pour continuer l’aventure européenne. Et ce, à trois jours du derby retour. Si loin, et déjà dans toutes les têtes.

Face à la Spal, 16e à l’orée de cette 27e journée de Serie A, Spalletti devait donc faire sans son meilleur buteur, qui se contente de physiothérapie et de tapis roulant, mais aussi Nainggolan (blessé), Vecino (suspendu), Keita et Perisic (diminués et sur le banc). D’Ambrosio et Skriniar, sous la menace d’une suspension pour le derby, étaient remplaçants. Lautaro Martinez, également à un carton jaune de la suspension, était présent d’entrée, faute de combattant à son poste (il sera suspendu jeudi en Europa League, comme Asamoah). 

Les Nerazzurri ont eu des difficultés, comme souvent, à faire le jeu. Lautaro, le seul à faire des différences, à néanmoins « gâché » un contre. Le « Toro » s’est aussi vu refusé un but magnifique après intervention de la VAR pour une main préalable (32e). Les sorties sur blessures de Brozovic (cuisse droite) juste avant la pause  (41e) puis de Miranda (nez) à la mi-temps ont encore ajouté des soucis de gestion à Spalletti. La Spal a aussi eu quelques opportunités. De quoi nourrir les sifflets des #Inter1nt1 à la mi-temps. 

Nouvel anniversaire pour le derby

La domination de l’Inter a été récompensée par une belle frappe de Matteo Politano (67e). Une ouverture du score validée après une longue vérification à la vidéo. Une reprise de volée de Roberto Gagliardini  à dix mètres de Viviano (2-0, 77e) a clos le suspense. Deux buts des internationaux italiens. Pas si fréquent dans la très internationale formation milanaise.

Le stade s’est vite vidée, la célébration des joueurs avec le public a été mesurée. Trois points suffisants pour maintenir à distance les deux clubs de Rome, l’Atalanta et le Torino afin de rester dans la zone qualificative pour la prochaine Champions League.

Sans briller ni même rassurer, voilà l’Inter à une longueur de l’AC Milan, qui recevra la manche retour de derby della Madonnina ce 17 mars (20h30). A l’aller, Icardi avait débloqué la situation d’une tête qui avait fait chavirer les trois-quarts de San Siro dans le temps additionnel (1-0). Une époque qui semble si lointaine…

« Au début, nous devions faire mieux. Nous avons le feu à l’intérieur, malheureusement, parfois, il se transforme en une flamme, à réagi Spalletti en conférence de presse. Après le but, Gagliardini a changé de façon de jouer. Il a eu une autre conviction, lui et le reste de l’équipe, qui m’a plu sur cette fin de match. Notre objectif est la victoire avec l’union de tous. Si vous ne ramenez pas le résultat à la maison, tout devient plus compliqué. Cette intention doit être perçue par tous « .

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En tout cas, les Nerazzurri fêteront un autre anniversaire. Les 20 ans de partenariat avec Nike. Pour l’occasion, un maillot collector sera porté. Il rassemble des morceaux de plusieurs tuniques de la période. Un mashup pour un rendu particulier. Et un quatrième maillot commercialisé cette saison. S’il ne plait pas à tout le monde, sa place dans le coeur des tifosi interisti sera en partie déterminée par le résultat. La victoire illumine les souvenirs : du match, comme du maillot.

Pagelle Inter:

Handanovic 6

Cédric : 6

De Vrij : 6,5

Miranda 6

Dalbert : 6

Asamoah : 6

Brozovic : 5,5

Gagliardini: 6

Politano: 7

Joao Mario : 6

Lautaro : 7

Candreva : 6

Ranocchia : 6,5

Borja Valero : 6

Spalletti: 6,5 Première période sans idée de son équipe. Le passage au 3-4-3 en seconde période a correspondu au réveil. Il n’a pas pu relancer Keita comme il l’espérait à cause des blessures en première période. Bilan positif : 3 points en économisant Skriniar, D’Ambrosio et Borja Valero. Il n’y aura pas de suspendu lors du derby.

Mon premier derby della Capitale, une soirée céleste

Le derby della Madonnina, le derby della Lanterna, le derby della Mole… L’Italie a ce charme qui manque au football français, des vrais oppositions entre deux clubs d’une même ville, qui se partagent souvent le même stade (sauf à Turin).

Dans ce jeu des suprématies locales, un match sort du lot dans le Bel Paese, le derby della Capitale. Plutôt bon esprit, malgré des tensions, à Milan, Gênes et Turin, la confrontation est bouillante à Rome. L’antagonisme entre les deux sociétés est plus marqué. On ne prononce pas le nom de l’autre, même au sein de la communication… La Lazio utilisant le hashtag #LaPrimaSquadraDellaCapitale, rappelant sa création dès 1900 contre 1927 pour l’AS Roma. Mais les Giallorossi menaient 54-37 dans l’historique en championnat (58 nuls).

Match classé à haut risque, marqué par de nombreux débordements entre tifosi, au point d’avoir été privé de programmation en soirée pendant quelques années (de 2013 à 2017 récemment).

Quel clasico?

Ce 150e derby della Capitale en Serie A avait bien lieu à 20h30, en conclusion d’un joli samedi ensoleillé. Si je connais l’Olimpico, aussi bien en configuration Lazio que Roma, je n’ai jamais vécu le « derby der Cupolone » (autre appellation).

Mon calendrier personnel m’offrait la possibilité de passer ce samedi à Madrid pour découvrir le Clasico ou à Rome pour un premier derby della Capitale. Un choix vite fait pour le tifoso de Calcio que je suis.

Alors, après une promenade en passant par mes endroits préférés, loin des touristes venus passés un week-end à Rome, je prenais le metro, puis le tram. Descente à Mancini.

Choisir son camp

Plus d’une heure trente avant le coup d’envoi, l’atmosphère est tendue à l’extérieur du stade. Les forces de l’ordre sont partout. Les tifosi des deux équipes ont leurs bars, leurs paninerie, leurs boutiques. À Milan, on peut acheter des écharpes ou des (faux) maillots des deux équipes au même stand aux abords de San Siro. Pas à Rome, il faut choisir ses couleurs.

Je reste neutre, sans signe d’appartenance et me faufile entre les chants, les pétards qui explosent. Je choisi una porchetta dans un fief Laziale, mon cœur est 51-49 pour les biancocelesti, je le reconnais. Si des débordements, notamment racistes, touchent parfois ce club, je ne fais pas de généralité. C’est une minorité, qui ternit l’image d’ensemble. Tous les clubs, en Italie et ailleurs, ont leurs démons parmi les « supporters ». J’aime la ferveur des Laziali, leurs chants, l’aigle qui tourne dans le ciel avant de venir se poser au milieu de la pelouse et leurs couleurs qui permettent souvent de proposer de beaux maillots.

La sécurité ne fait pas de zèle. La fouille est moins poussée que pour un derby della Madonnina. Je suis en Monte Mario, un secteur plutôt « calme ». Il y a même deux Romanisti deux rangés plus bas. Ils n’ont pas d’écharpe, mais leur comportement les « trahit ».

L’Olimpico n’est pas plein. La billetterie pour Tevere et Distinti Sud n’a pas été entièrement ouverte. Secteurs réservés, vente sous conditions (cartes de fidélité, pas sur Internet pour certains secteurs), tarifs… Le derby di Roma rassemble 50 000 personnes en ce 2 mars. Une bonne affluence dans l’histoire récente mais loin des « grands derbys ».

Qu’importe, les deux Curve mettent l’ambiance. Chants, insultes, petites banderoles. Mais pas de chorégraphie comme à Milan par exemple où les tifosi travaillent durant des semaines, des mois, à un tifo original pour afficher son orgueil et « chambrer » le cousin.

Un Olimpico en délire

La Roma, 5e et vainqueur à l’aller, se déplace donc chez la Lazio, 6e. Un parfum de lutte pour la Champions League flotte dans l’air. Un simple additif à la suprématie sur la ville, remise en jeu à chaque derby. La rencontre est agréable. La Lazio mérite d’ouvrir le score, avant de davantage subir en seconde période.

La délivrance est arrivée par Immobile, diminué mais entré pour apporter sa détermination. Un but dédié à son épouse qui attend un heureux événement. Puis l’explosion sur le but de Cataldi, également lancé en seconde période par Simone Inzaghi.

Le Mister de la Lazio est un spectacle à lui tout seul. Placé presque derrière sa zone technique, j’ai pu le voir bondir, haranguer ses joueurs, les féliciter, leur parler, les toucher, les congratuler à leur sortie. Il transpire la passion.

Victoire sans appel. 3-0, la seconde fois de l’histoire du derby en Serie A qu’une telle différence est en faveur de la Lazio après 2006 (déjà 3-0). Les joueurs fêtent ce succès devant la Curva. La liesse dure plusieurs minutes.

Un pur délire. Vingt minutes après le coup de sifflet final, les tifosi laziali sont toujours « freed from desire » dans un Olimpico qui est tout à eux. La sécurité essaye avec le sourire d’évacuer les tribunes. Mais la seule réponse est Nanana Nanana. Une belle conclusion pour une soirée de Gala…

Pazzia e bellezza

Lorsque je sors du stadio Olimpico, il est presque 23 heures. Les Romanisti se font rares. Certains sont en train de manger un panino, de boire une bière, le regard dans le vide, les mots manquent.

Au contraire, la fête s’est poursuivie dans la città eterna jusqu’au bout de la nuit pour les biancocelesti. Un pur bonheur, tra pazzia e bellezza. Qu’importe la fin de la saison, le classement final, la ville est à eux pour quelques mois. Une città celesta. Et mon cœur de Romain épisodique est un peu plus biancoceleste après cette soirée qui « restera dans l’histoire de la Lazio » dixit Simone Inzaghi.

Un baptême réussi. Je suis converti à la religion derby della capitale. Amen.

  • Une vidéo résumant ma soirée à l’Olimpico.

La fête des tifosi à Ponte Milvio (vidéo di site La Lazio siamo noi) : lien ci-dessous.

https://www.dailymotion.com/video/x73f93t

En bonus, le tube de Gala et un des hymnes des supporters de la Lazio, freed from desire, que j’ai dans la tête et dans les oreilles dans le train alors que j’écris ces lignes.

Ciao 2018

Il fait nuit, le train est presque désert. Ma belle voisine s’assoupit, les chansons défilent dans mes écouteurs sans me donner envie de fredonner. La journée a été somptueuse. On ne connaissait pas Cremona. Une heure de train, une balade, une pizza, un dolce partagé, des cafés, une montée au sommet du Torrazzo pour dominer la cité. Peut-être qu’avoir vu les mécanismes, l’histoire de l’horlogerie dans cette tour/musée me donne cette soudaine envie de regarder les douze mois écoulés. S’arrêter, remonter le temps, juste un instant.

Une année riche en changements, sur tous les plans. Professionnellement, elle avait commencé par le portrait d’Amath Mbaye. Une pleine page dans le journal (pas le mieux écrit, mais il s’agit de l’article dont je suis le plus fier, pour diverses raisons, dans ma modeste carrière). Elle s’est achevée par une analyse sur internet de la communication de Matteo Salvini, que je n’aurais jamais pensé écrire quelques mois plus tôt (et je pense m’en être sorti correctement).

Entre les deux, des articles rédigés, des pages montées, des dépêches bâtonnées, un bureau vidé, un autre emménagé.

Un “transfert” du print au web, mais aussi du sport exclusivement au sport et tout le reste. Et puis, il y’a eu des belles rencontres, des révélations, des confirmations, des déceptions. La vie… Personnellement aussi, cette année marquera un tournant. Je ne sais pas dans quelle mesure. Un renouveau avec deux voies qui se sont ouvertes. La sécurité ou la folie ? La raison ou le cœur?

Le contrôleur m’a sorti de mes pensées, de mes écrits. Oronero de Giorgia résonne dans mes oreilles. « Parlano di noi, e abbiamo tutti contro, ma tu sei come me, so che rimarrai al mio fianco. »… Elle dort à mes côtés, je n’ose pas la réveiller. On dirait un ange, si paisible, mais prête à s’envoler. Je le sais. Nos vies sont trop éloignées. Mes angoisses se dissipent lorsque je la vois ouvrir les yeux et me sourire.

Le train est quasiment à destination, comme cette année. Pas de bilan. Pas de nostalgie. Tourner la page, tout assumer, ne rien regretter et toujours avancer sans rien planifier. Une question d’éducation. È così.

Ciao 2018. Benvenuto 2019.

Le derby della Madonnina, un jour à part à Milan

La Madonnina, qui trône fièrement au sommet du Duomo de Milan, est célébrée deux fois par an, au moins, par les supporters de la cité lombarde. Ses deux équipes, rivales depuis 1908, s’affrontent pour le derby della Madonnina aussi appelé Derby di Milano. Cette 169e édition en Serie A était très attendue.

Avec la trêve internationale, cet Inter-Milan a occupé les médias italiens pendant deux semaines. Tous les sujets y sont passés. Les comparatifs entre les effectifs, les deux clubs – l’Inter chinoise contre le Milan désormais sous pavillon américain -, les histoires passées, les interviews des anciens, même un comparatif des wags, les femmes des joueurs.

Le 21 octobre arrivé, la ferveur était à la hauteur en ville, centre névralgique d’un jour du Calcio.

Milan, capitale économique de l’Italie, la bourse, les grandes entreprises, le quartier de la mode : Prada, Versace, Dolce & Gabbana sont chez eux. Une histoire riche et une modernité clinquante qui se conjuguent. Porta Nuova, à quelques pas de corso Como et de Brera en est l’illustration. Des travaux – toujours en cours – qui subliment cette zone.

Les deux clubs de la ville sont entre ces deux courants. Un passé glorieux, un présent à (re)construire, pour s’imaginer un avenir radieux. Alors que la Juventus écrase le championnat depuis sept ans, l’Inter vient tout juste de ramener la Champions League à Meazza. Cinq années de diète. C’était Milan à l’époque.

Chambrages et flocages

Des maillots Nerazzurri et Rossoneri partout dès le matin. Un Duomo pris d’assaut par les Milanais et les touristes. Les boutiques des deux clubs, situés à quelques mètres de la célèbre place, ne désemplissent pas. Les flocages se font à la chaîne. Icardi, Nainngolan, Higuain, Romagnoli… Comme chez les glaciers, il y en a pour tous les goûts.

Même engouement dans le métro. La ligne mauve entre chants et discussions se remplit à mesure que le compte à rebours s’égraine. Les « Forza Milan » et « Forza Inter » s’échangent, avec des provocations, des sourires.

L’Inter avait la supériorité numérique un peu partout. L’avantage d’être à la maison pour la manche aller et la dynamique récente (l’affluence des Nerazzurri à domicile était supérieur de 14 000 personnes en moyenne cette saison avant le match).

Pour trouver des billets, il ne reste que le marché noir. Depuis un moment, le stade est annoncé comble. 78.275 spectateurs pour une recette de 5.027.166 euros. Avant la partie, le trésorier de l’Internazionale pouvait déjà se frotter les mains, en pensant à un total comparable lors de la venue du Barça, le 6 novembre, en Ligue des Champions.

Le soleil, timide en ce dimanche, quitte la scène. San Siro, de loin, en sortant du métro ou du tramway, est encore plus beau dans l’obscurité. Il semble prêt à décoller. Écharpe souvenir à 10 euros et/ou panino porchetta, les stands ne désemplissent pas autour. La queue est vertigineuse à chaque porte pour entrer dans l’arène, toujours dans un climat bon enfant.

Histoire de famille

Justement, les familles sont nombreuses. Les parents avec deux, trois enfants, parfois de moins de 5 ans. En Italie, le virus se transmet dès le plus jeune âge, en allant au stade. Il arrive qu’un maillot rossonero se glisse dans une famille nerazzurra et inversement. Rébellion temporaire ou amour éternel pour le voisin, qu’importe. Le ballon rond rassemble pour un jour. Pour toujours.

La partie, en revanche, n’a pas marqué le retour des derbys d’antan, souvent haletant, lorsque les deux équipes luttaient pour le titre. L’Inter a dominé sans désarçonner une timide formation milanaise. Près de 60% de possession, une ligne de récupération haute. Même la blessure de Nainggolan au bout de 30 minutes n’a pas déréglé la machine de Spalletti, plus agressive, ambitieuse. Il a manqué un peu de réalisme (transversale de De Vrij) et de précision dans les derniers gestes pour voir l’Inter prendre le contrôle.

Et alors que l’on se dirigeait vers un rare 0-0 (qui fut le score au retour chez la « casa Milan » lors du précédent exercice), les Nerazzurri ont arraché la décision dans les derniers instants. Un centre de Vecino mal jugé par Donnarumma et Icardi est venu délivrer les siens (92e). Sa cinquième réalisation face aux Diavoli. Et déjà le septième but interiste marqué dans le dernier quart d’heure cette saison !

Ce 33e succès des Nerazzurri en 89 derbys « à domicile » (pour 26 défaites et 30 nuls) n’est pas le plus beau dans le jeu, mais, par son dénouement, il restera marquant, pour les tifosi de cette Pazza Inter. Les supporters de l’AC Milan se sont éclipsés, laissant leurs meilleurs ennemis exulter de longues minutes avec leurs joueurs, puis en descendant les tours du stade, pour quitter le quartier de San Siro. Et rentrer chez soi, ou se retrouver dans un bar pour fêter ça.

Biscione contre Diavolo

Un match vraiment à part à vivre en tribunes. Ce n’était pas mon premier derby della Madonnina. Mais c’est tout comme. Le charme ne se dissipe pas. San Siro n’est pas surnommé la Scala del calcio pour rien.

Des tifos sublimes des deux Curva. Au Nord le Biscione, un des symboles de la ville de Milan, a la langue tendue apeurant trois diablotins. Et la réponse de la Sud avec un Diable qui découpe un serpent, le biscione interiste. Puis des chants, deux fausses joies avec des buts refusés pour hors-jeu jusqu’à cette folle dernière minute…

Je vous propose de revivre en vidéo l’ambiance de ce classique du football italien.

Ça continue le lendemain

Ce lundi matin, au travail, à l’école, au café, le derby a continué à alimenter les discussions. Avant de prendre mon train, j’ai souri en regardant un marchand de journaux mimer la sortie de Donnarumma à un client. Il maudissait le jeune Gigio. Son compère, encore avec l’écharpe noire et bleue autour du cou, portée comme une médaille, pointait le réalisme de son Capitano, ému aux larmes après son but.

Oui, il y’a beaucoup de chambrage, parfois quelques insultes, mais au fond, ce n’est que de l’amour pour le foot et cette ville aux deux clubs protégés par une même Madonnina. Ce 21 octobre, elle était nerazzurra. Rendez-vous le 17 mars 2019. Pour le 170e. Et tout recommencera, comme la première fois.

Mauro Icardi va enfin voir les étoiles

« E quindi uscimmo a riveder le stelle » – Et dès lors, nous sortîmes revoir les étoiles – est le dernier vers de l’Enfer, la première des trois parties de la « Divine Comédie » de Dante Alighieri. Après avoir traversé le boyau naturel qui relie l’Enfer à la plage du vestibule de l’Enfer, Dante et Virgile admirent le ciel étoilé de l’autre hémisphère : « Un pur bonheur du regard ». Une phrase ayant inspiré la campagne d’abonnement de la saison de l’Inter au slogan éloquent: A riveder le Stelle. Oui, les Nerazzurri vont revoir les étoiles de la Ligue des Champions ce mardi soir (18h55) à San Siro après six saisons d’attente et une élimination sans gloire en 8e de finale en 2012 contre Marseille.

Une entrée dans la compétition particulièrement attendue par Mauro Icardi. A 25 ans, l’attaquant argentin va enfin se frotter aux sommets européens. L’occasion pour lui de régler un débat lancinant sur sa place dans la hiérarchie des buteurs contemporains.

À ce sujet, le week-end de Serie A a été cruel pour le capitaine interiste. Durant cette trêve internationale de septembre, la presse italienne a pointé une anomalie : Ronaldo, Higuain et Icardi, annoncés comme trois des candidats au titre de meilleur buteur de Serie A, n’avaient toujours pas trouvé le chemin des filets après trois journées. Dimanche, CR7 s’est offert un doublé contre Sassuolo (2-1), Pipita a marqué à Cagliari (1-1). Et Maurito? Muet face à Parme samedi après-midi. Revenu jeudi des États-Unis, il est entré à la pause (remplaçant pour la première fois depuis janvier 2016) alors que les Nerazzurri ne trouvaient pas la solution. Il n’a pas changé le scénario. 9 ballons touchés et une occasion gâchée. Maigre…

L’Inter s’est même inclinée (0-1) sur une frappe de Dimarco, produit de la formation interiste et trimballé chaque été dans un nouveau club. Une deuxième défaite en quatre journées qui fait désordre pour un candidat au podium, surtout juste avant de retrouver la Ligue des Champions…

Le néant en Europe…

Justement, samedi matin, la Gazzetta dello sport, dans son supplément hebdomadaire Sportweek, a comparé le bomber de l’Inter (qui affichait son torse tatoué en Une) avec les références en Europe. Les dix meilleurs en course lors de cette C1, écartant notamment Dzeko et Lukaku de la liste. Et cette question, Icardi est-il un buteur de Champions? A la lecture, outre des profils variés et souvent plus complets que l’Argentin, Suarez, Falcao, Agüero, Lewandoski, Cavani, Costa, Kane, Firmino, Benzema, sans parler de Ronaldo (meilleur buteur de l’histoire), ont tous un bilan positif (voir le tableau en fin d’article). Cette absence en Ligue des Champions est souvent reprochée à Icardi. Cependant, Harry Kane, Roberto Firmino et Romelu Lukaku, de sa génération, étaient aussi inexistants ou presque sur la prestigieuse scène européenne il y a un an. Ils ont inscrit respectivement 7, 10 et 5 buts la saison passée pour vraiment s’installer dans le paysage.

Autre point, le jeu. Icardi est un attaquant à l’ancienne, qui a besoin d’un collectif qui tourne autour de lui, qui travaille pour le servir dans la surface où il est souvent chirurgical. Installé seul en pointe depuis des années, il décroche peu, touche en moyenne une vingtaine de ballons dans le match.

… mais au paradis en Serie A

Seulement, en championnat, les chiffres parlent pour lui : 110 buts en 193 rencontres de Serie A. L’Argentin fait le bonheur des Lombards depuis 2013. Il a été l’artisan majeur de la 4ème place avec 29 buts la saison passée, capocannoniere avec Ciro Immobile. Le Laziale partage d’ailleurs ce manque de reconnaissance hors de la Botte (4 buts en 10 matches de C1 et 7 buts en 33 sélections). Coupes comprises, Icardi a même inscrit 107 buts en 185 parties sous le maillot interiste. Dont 6 en 15 rencontres d’Europa League, son seul vécu continental, sur deux saisons.

Le numéro 9 souffre dans son parcours de la perte de rayonnement de l’Inter. Après six ans de diètes, les Nerazzurri sont donc à nouveau invités à la table des grands. Et le buffet est royal. Barcelone (5 Ligues des champions), PSV Eindovein (1 coupe des champions et 1 coupe de l’UEFA) et Tottenham (1 Coupe des coupes et 2 coupes UEFA).

L’Internazionale, trois Coupes aux Grandes oreilles dans ses vitrines et dernier vainqueur italien de la Champions League, en 2010, la saison du Triplete. Une éternité. Depuis, le club a changé de propriétaire: Moratti a cédé son fauteuil à Thohir en 2013, après 18 années de gestion. L’Indonésien a vendu, en 2016, 70% de ses parts au groupe chinois Suning, tout en gardant (au moins jusqu’à octobre prochain) la présidence. Le club est en restructuration, les déficits sont en réduction, les sanctions du fair-play financier devraient s’arrêter en juin 2019, les recettes ont ainsi doublé en un an sous l’impulsion de la holding de Zhang Jindong.

Mais une chose est stable sur ces derniers exercices : Mauro Icardi est l’étoile intériste. Il culmine en tête des ventes de maillots, même si Radja Nainggolan est venu le concurrencer cet été. Leur relation, à peaufiner, est censée être au cœur du jeu offensif de Spalletti. Le Belge, ardemment désiré par le technicien toscan, est le plus expérimenté de l’effectif en Champions League (24 parties). Un peu de vécu acheté cet été (aussi 21 matches pour Asamoah, 12 pour Vrsaljko, 6 pour Keita).

Au purgatoire en Argentine

Mauro Icardi est-il prêt à passer ce dernier palier cette saison? Son entame discrète intrigue alors que tout semblait réuni pour qu’il soit en forme. Un été à se reposer, une préparation suivie (juste quelques alertes musculaires) et il n’a pas agité le mercato, malgré une clause de départ jusqu’à mi-juillet à 110 millions qui aurait pu ouvrir l’appétit du Real Madrid ou de la Premier League. Son épouse-agent Wanda Nara négocie même une prolongation de contrat (pour passer de 5 à 7 ou 8 millions par saison jusqu’en 2023).

Résultat, on l’a vu, aucun but en 3 matches (225 minutes). Son pire début de championnat depuis qu’il joue en Italie. Il a même manqué le seul succès de la Beanamata à cause d’une fatigue musculaire avant la partie à Bologne (0-3, le 1er septembre).

Dans la foulée, il a aussi été dispensé du premier match de l’Argentine (3-0 contre le Honduras) puis a disputé 85 minutes face à la Colombie (0-0, 12 septembre). Une cinquième sélection en cinq ans et toujours pas de but avec l’Albiceleste, l’autre bémol de sa carrière. Il a carrément été “oublié” de 2013 à 2017, payant notamment sa relation avec l’ex femme de Maxi López, qui a fait polémique. Il s’était même fait tatouer sur le bras les prénoms des trois enfants que Wanda Nara a eu avec Lopez. Les compatriotes qui avaient partagé l’attaque de la Sampdoria en 2012-2013. Chacun a changé de club pendant l’été. Puis un tweet en octobre 2013 où Icardi avait déclaré publiquement sa flamme pour la modèle…

Depuis, ils affichent un parfait amour et ont eu deux enfants. « Ma relation avec Wanda n’est un sujet qu’en Argentine, s’était plaint l’attaquant en 2016. En Italie, il y a déjà trois ans que si on parle de moi, c’est pour ce que je fais sur le terrain. En Argentine, ils cherchent la merde… Ils ne disent pas : « Regarde ce jeune qui met tant de buts ! », ils disent : « Regarde, c’est celui qui est avec Wanda Nara… Celui qui a foutu la merde en volant la fiancée de son ami. » » Pas totalement parano Mauro. Exemple avec Diego Maradona qui n’a cessé de l’attaquer avec des sorties du genre : “ Je ne parle pas des traîtres.”

Ainsi, malgré sa meilleure saison, il n’a pas été retenu pour le Mondial 2018 en Russie par Sampaoli. Cette fois, il aurait surtout payé son style de jeu qui ne conviendrait pas Lionel Messi… Pourtant, Icardi, natif de Rosario comme Leo, a passé une partie de sa formation à Barcelone et grandit en Espagne. Sa famille avait quitté l’Argentine en crise économique pour les Canaries en 2002, alors qu’il avait 9 ans. Maurito a flambé avec les jeunes de Vincidario pendant six ans au point d’être repéré par le Barça et intégré à la Masia. 38 buts en deux saisons avec la canterà blaugrana.

Mais en janvier 2011 Guardiola, qui ne lui avait pas donné sa chance, a accepté sa cession à la Sampdoria. L’Argentin, aux origines piémontaise, ne fera qu’un bref passage dans la Primavera génoise. Il finira la saison en première. Deux matches de Serie B puis la révélation en Serie A en 2012-2013 avec 10 buts, à tout juste 20 ans. L’Inter aura du flair (ce qui n’a pas souvent été le cas à cette époque) et déboursera 13 millions d’euros pour l’acquérir. Un premier but en nerazzurro lord du derby d’Italia pour marquer les esprits (1-1 à Mezzza le 14/09/2013).

Surtout 22 réalisations la saison suivante (meilleur buteur avec Luca Toni) et le brassard lors de l’été 2015, à 22 ans. Une jolie prolongation lors de l’été 2016 et cette déclaration : “Mon désir est de faire une carrière à l’image de celle de Javier Zanetti, Francesco Totti ou Paolo Maldini. Mais je ne peux rien promettre… » Habile.

L’enfer en 2016 avec les tifosi nerazzurri

S’il est aujourd’hui le joueur le plus applaudi au Meazza, tout n’a pourtant pas été rose entre Icardi et les supporters. En octobre 2016, le divorce semblait même consommé. Dans son autobiographie, “Toujours de l’avant”, sortie à… 23 ans, l’avant centre a raconté un incident qui l’aurait opposé à l’un des chefs de la curva nord de San Siro, le 1er février 2015 après une défaite contre Sassuolo. « J’enlève mon maillot et mon short pour l’offrir à un enfant. Un homme lui arrache des mains et me le relance avec dégoût. J’avais envie de le frapper pour son geste de bâtard. Je l’ai insulté. » Plus explicite, il poursuivait : « J’étais prêt à affronter les supporters un par un. Ils ne savent pas que j’ai grandi dans un des quartiers avec le plus fort taux de criminalité en Argentine. Ces supporters sont 50 ? 100 ? 200 ? Pas grave, je leur ramène une centaine de criminels argentins pour les tuer ici à Milan. »

Réponse de la Curva Nord : « En ce qui nous concerne, sa mission ici est finie. (…) Ce livre est ridicule, mensonger et horrifiant. Il nous décrit comme des gens menaçants gravitant autour du club, ce qui prouve que quelque chose ne va pas dans sa tête. Pour nous, Icardi est un jeune idiot, comme beaucoup de joueurs de son âge, mais un bon gars au fond. Simplement, un individu de la sorte ne mérite pas d’être capitaine de l’Inter.« 

Les tifosi avaient enchainé avec une une banderole d’insulte lors du match contre Cagliari (1-2), puis avaient attendu l’Argentin devant son domicile avec un nouveau message : « On est là. Quand tes amis argentins arrivent, tu nous préviens ou tu nous la fais en traître ? » Même Javier Zanetti, légende intériste désormais vice-président, n’était pas venu au secours du Capitano: « Pour nous, les tifosi sont ce qu’il y a de plus important et tout le monde doit les respecter. » Au purgatoire, le joueur avait tenté de déminer le terrain sur Instagram : « Être capitaine est un rêve d’enfant et ce que je cherche, c’est vos accolades après que j’ai marqué un but.»

Si cet épisode est une cicatrice indélébile pour certains membres de la Curva Nord, le temps et les buts ont pansé les plaies auprès du peuple nerazzurro. Il lui reste donc à briller en Ligue des Champions et permette à l’Internazionale d’aller au paradis en sortant indemne de ce groupe de la mort. Certains promettent l’enfer à Mauro Icardi, qui est très discret médiatiquement. Il évite les interviews. Exemple encore ce lundi : Vecino et Skriniar ont accompagné Spalletti au point presse. Comme si son parcours l’avait convaincu que « l’enfer, c’est les autres » pour reprendre l’écrit de Jean-Paul Sartre dans la pièce de théâtre « huit clos ».

La Scala du calcio ne sera pas à huit clos ce mardi soir. 70 000 personnes sont attendues à San Siro pour encourager Icardi et ses partenaires face aux Spurs. A lui de jouer et de marquer pour enfin mettre (presque) tout le monde d’accord.